Può un credente studiare la storia?

L’articolo tenta di rispondere alla domanda posta dal titolo attraverso il ricorso ad
una prospettiva che assume la relazione come criterio di comprensione sia della
fede, che caratterizza il soggetto, sia della storia, in quanto oggetto di studio. In tal
senso l’epistemologia necessaria per un approccio non riduzionista o positivista
alla storia stessa richiede la coerenza del metodo con la realtà sottoposta ad indagine. Il metodo storico-comparativo è, così, proposto, a partire dalla prospettiva
filologica di Christian Gnilka e da quella teologica di Joseph Ratzinger, come via
praticabile per giungere ad una ipotesi di risposta positiva alla domanda affrontata
dal testo.

The article tries to answer the question posed in its title through an approach
that moves from the relation as fundamental criterion for the understanding of
both faith, which characterises the subject who studies history, and history itself,
as object of the research. This means that a non-reductionist and non-positivist
epistemology to historical studies implies a coherence between the methodology
of the research and its object. The comparative historical method is proposed,
both from the philological perspective of Christian Gnilka and from the theology
of Joseph Ratzinger, as a viable path which can bring to a positive answer to
question studied in the paper.

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