La penitenza nei riformatori protestanti del XVI secolo

Sommario: I. Introduzione. II. Martin Lutero. 1. La dottrina luterana sulla penitenza. 2. La
prassi penitenziale proposta da Lutero. III. Ulrico Zwingli. IV. Giovanni Calvino.

La tematica della penitenza è centrale nella rifl essione teologica dei riformatori protestanti
del XVI secolo, tanto che molti autori riconducono la nascita della Riforma
proprio alla rinnovata comprensione del peccato, della penitenza e della giustifi cazione
elaborata da loro. Essi misero in discussione la teologia e la prassi penitenziale vigente
fi no allora nella Chiesa e proposero nuove forme di celebrazione della penitenza. Più
concretamente, i riformatori negarono che la penitenza è un vero e proprio sacramento istituito da Cristo, e la compresero come un “segno” che annuncia e avvia verso la
salvezza, e la cui struttura sarebbe stata stabilita dalla Chiesa. Sostennero inoltre che
da tale “segno” dovevano essere esclusi i tre atti del penitente di cui parlava la teologia
medievale (contritio cordis, confessio oris, satisfactio operis), affermando che tali atti
non possono essere rettamente compiuti dal peccatore, né, tanto meno, preparare l’uomo
alla giustifi cazione. Il “segno” della penitenza, per loro, sarebbe dunque costituito
esclusivamente dall’assoluzione elargita dal ministro, nella quale, però, essi vedevano
soltanto l’annuncio di un’off erta di perdono da parte di Dio. Asserirono infi ne che l’assoluzione
può essere impartita da ogni fedele cristiano. Per quanto riguarda la prassi
rituale, nelle comunità luterane e calviniste si eseguirono fondamentalmente tre forme
di celebrazione della “confessione”: a) la “confessione – consolazione della coscienza”,
fatta liberamente davanti al pastore o ad un fratello; b) la “confessione – esame catechetico-
disciplinare”, da tenersi col proprio pastore prima di accedere alla Comunione
durante la Cena; c) la “confessione generale”, fatta dalla comunità cristiana nella prima
parte della celebrazione della Cena.

The topic of penance is at the heart of the theological refl ection of the Protestant Reformers
of 16th Century, so much so that many authors actually reduce the birth of
the Reform to their elaboration of a renewed understanding of sin, penance and justifi
cation. Th ey called into question the theology and praxis current in the Church until
then, and proposed new forms of celebrating penance. More concretely, the Reformers
denied that penance is a true and proper sacrament instituted by Christ; they understood
it as a “sign” announcing and leading to salvation, and whose structure was established
by the Church. Th ey further maintained that the three acts of the penitent
referred to in medieval theology (contritio cordis, confessio, satisfactio operis) should
be excluded from such “sign”, affi rming that such acts cannot be rightfully fulfi lled by
the sinner, and much less prepare man’s justifi cation. For them therefore, the “sign”
of penance is constituted exclusively by the absolution granted by the minister, which
they considered, nevertheless, only as the announcement of an off er of forgiveness on
God’s part. They affirmed hence that absolution can be given by any Christian faithful.
As regards ritual practice, Lutheran and Calvinist communities basically carry out
three forms of celebration: a) the “confession-consolation of conscience”, done freely
before the pastor or a brother; b) the “confession-catechetical-disciplinary examination”,
held in the presence of one’s own pastor before communion during the Lord’s
Supper; c) the “general confession”, done by the Christian community in the first part
of the celebration of the Lord’s Supper.

Acquista/Buy