La communicatio in sacramentis con i fedeli riformati tra legge divina, norme ecclesiali e discernimento pastorale

Sommario: I. La coincidenza di tre anniversari. II. Lo sviluppo postconciliare della communicatio in sacramentis con i riformati. 1. I precedenti preconciliari: la communicatio in sacramentis con gli ortodossi nella prassi anteriore al Concilio Vaticano II. 2. I principi e le norme conciliari circa la communicatio in sacris con gli orientali separati. 3. L’estensione della communicatio in sacramentis ai riformati nel Direttorio ecumenico 1967-1970 e i successivi interventi della Santa Sede. 4. La formulazione della norma nei Codici canonici e nel Direttorio ecumenico 1993. 5. Il magistero pontifi cio postconciliare circa la communicatio in sacramentis. III. Alcune considerazioni teologico-dogmatiche, normative e pastorali. 1. La grazia speciale di ogni sacramento nell’unità organica del settenario sacramentale. 2. I limiti della legge divina alla communicatio in sacramentis. 3. Le disposizioni della normativa canonica e liturgica sui sacramenti. 4. Il dovere del discernimento pastorale. IV. Alcune conclusioni pratiche.

La coincidenza del 500° anniversario della Riforma con il 50° anniversario della norma
che permette una certa communicatio in sacramentis con i fedeli riformati – introdotta
nel 1967 nella prima edizione del Direttorio ecumenico e poi inserita nei Codici canonici
del 1983 e del 1990 – off re l’occasione di esaminare i precedenti, l’origine, gli sviluppi e la
portata di questa disposizione. Nonostante i malintesi occasionati, tale norma ha segnato
un momento di grande importanza nel dialogo ecumenico, in quanto ha rappresentato in
modo tangibile il riconoscimento da parte della Chiesa cattolica dei fedeli riformati, quali
veri fratelli nel Signore e, di conseguenza, quali legittimi benefi ciari – in situazioni di grave
necessità e a determinate condizioni – dei mezzi di salvezza instituiti da Cristo e affi dati
alla sua Chiesa. Se ben compresa e ben applicata – tenendo presente la grazia speciale di
ogni sacramento nell’unità del settenario sacramentale, nel rispetto dei limiti della legge
divina alla communicatio in sacramentis e con l’opportuno discernimento pastorale – tale
disposizione ecclesiale può essere considerata una sorta di distillato di ciò che la Chiesa
cattolica professa quando celebra sacramenti: la certezza che la salvezza viene solo da Cristo,
il quale ha istituito i sacramenti e li ha dotati di un’effi cacia salvifi ca, che – se si danno
le giuste condizioni – può agire anche oltre i confi ni visibili della Chiesa cattolica; come
accade nel caso dei fedeli riformati che, trovandosi in situazioni eccezionali di urgente
grave necessità, li chiedono spontaneamente, sono ben disposti e manifestano la stessa fede
professata dalla Chiesa cattolica.

The coincidence of the 500th anniversary of the Reformation with the 50th anniversary
of the rule that allows a certain communicatio in sacramentis with the reformed faithful –
introduced in 1967 in the fi rst edition of the Ecumenical Directory and then inserted in the
canonical Codes of 1983 and 1990 – offers an opportunity to examine the precedents, origin,
development and scope of this provision. Despite occasional misunderstandings, this rule
marked a moment of great importance in the ecumenical dialogue, as it represented a
tangible recognition by the Catholic Church of the reformed faithful as true brothers in
the Lord and, therefore, as legitimate beneficiaries – in situations of grave necessity and under certain conditions – of the means of salvation instituted by Christ and entrusted
to his Church. If well understood and well applied – bearing in mind the special grace of
each sacrament in the unity of the seven sacraments, respecting the divine law’s limits on
communicatio in sacramentis and with the appropriate pastoral discernment – this ecclesial
arrangement can be considered a kind of distillation of what the Catholic Church professes
when she celebrates the sacraments: the certainty that salvation comes only from Christ,
who instituted the sacraments and provided them with salvifi c effi cacy, which – given the
right conditions – may also act outside the visible confi nes of the Catholic Church; as in
the case of reformed faithful who, finding themselves in exceptional situations of urgent
grave necessity, request them spontaneously, are well-disposed and manifest the same faith
professed by the Catholic Church.

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