La redenzione come apertura della vita umana alla grazia

La patristica greca ha espresso la dimensione soteriologica dell’incarnazione del Verbo nel celebre asserto quod non assumptus non sanatus. Ciò che Cristo ha assunto lo ha purificato, lo ha reso degno e lo ha salvato. Quando il pensiero di san Tommaso sull’incarnazione si colloca entro questo orizzonte patristico si apre la possibilità di fondare la redenzione sull’assunzione spirituale – e non soltanto fisica – di tutta la realtà da parte di Gesù. Si giunge all’idea che il mondo redento nasce nel cuore del Verbo incarnato, come frutto del Suo incontro con il mondo caduco e irredento. Una lettura da questa prospettiva del numero 22 di Gaudium et Spes mette in luce il fatto che anche l’attività pratica e quotidiana dell’uomo è stata assunta e salvata da Cristo. Di conseguenza, la grazia della redenzione feconda ogni spazio di vera umanità e la vita umana si apre alla grazia redentrice di Gesù.

The Greek fathers sum up the salvific dimension of the Incarnation in their famous assertion quod non assumptus not sanatus. What has been assumed (by Jesus) has been healed, dignify and saved. A reading of St. Thomas’ thought on the Incarnation against this patristic background unlocks the possibility of founding redemption on the spiritual assumption – and not just physical – of all reality by Jesus. What comes out is that the redeemed world originates in the heart of the incarnate Word, as a fruit of his coming across the ephemeral and unredeemed world. From this perspective, number 22 of Gaudium et Spes emphasizes that also the practical and everyday man’s life has been taken and saved by Christ. As a result, the grace of redemption fecundates every space of true humanity and human life becomes open to the redemptive grace of Jesus.

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