Il riconoscimento del diritto alle esequie ecclesiastiche nella società secolarizzata

Partendo dal contesto attuale di sbandamento morale e di confusione dottrinale, l’articolo analizza la portata e le condizioni del diritto alle esequie ecclesiastiche in riferimento soprattutto alle fattispecie di “peccatori manifesti” più problematiche (situazioni matrimoniali irregolari, adesione alla massoneria e a lobby anticristiane, suicidio ed eutanasia, appartenenza alla mafia e a organizzazioni criminali, ecc.). Le indicazioni della tradizione canonica dimostrano la costanza, il rigore e la continuità della disciplina ecclesiastica dalle origini fino all’epoca moderna. La normativa vigente ha recepito peraltro una progressiva mitigazione del regime e una riduzione dei casi di rifiuto, esplicitando inoltre l’orientamento finalistico della privazione (tutelare la salute della comunità). Il riscontro “oggettivo” dello scandalo implica peraltro la concretezza dell’induzione al male, anche a prescindere dallo scalpore o dalla disapprovazione sociale. I due criteri concorrenti e complementari di decisione restano dunque il rispetto “sostanziale” della volontà del defunto e l’edificazione della Chiesa. Il retto agire giuridico-pastorale (tempestività, consiglio, accortezza, chiarezza, ecc.) facilita l’adeguata soluzione dei singoli casi. Si auspica ad ogni modo una maggior congruenza e univocità della prassi ecclesiale ed una profonda riflessione e spiegazione del senso delle esequie che recuperi una piena condivisione tra fedeli e pastori. Il recupero dell’intima sinergia tra misericordia e diritto è non a caso una delle più pressanti sfide poste dalla nuova evangelizzazione.

Stemming from the contemporary context of moral abandon and doctrinal confusion, the article analyzes the weight and the conditions of the right to ecclesiastic funeral services mostly in reference to “manifest, public sinners” which are most problematic (irregular matrimony situations, ties to the Masonry and anti-Christian lobbies, suicide and euthanasia, membership in the Mafia and criminal organizations, etc.). The indications of canonical tradition demonstrate the constancy, the rigor and the continuity of ecclesiastical discipline from its origins to the modern epoch. The current norms have also perceived a progressive mitigation of the regime and reduction in the cases of refute, also explicating the teleologic orientation of the given privation (protecting the health and well-being of the community). The objective presence of scandal implies, in addition, the concrete induction to evil, even surpassing social awe or disapproval. The two concurrent and complementary criteria of decision therefore remain the “substantial” respect of the will of the deceased and the edification of the Church. The proper juridic-pastoral approach (tempestivity, counsel, brevity, clarity, etc.) facilitates an adequate solution in individual cases. There is hope, nonetheless, for a greater consequence and univocity of the ecclesial praxis and a profound reflection and explanation regarding the meaning of the burial ceremony that recuperates a fuller rapport between the faithful and the clergy. The recovery of an intimate synergy between mercy and law is, not incidentally, one of the most pressing challenges posed by the new evangelization.

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