Cinquant'anni di riforma linguistica nella celebrazione eucaristica: esiti e prospettive

Sommario : I. La garanzia offerta dalla consolidazione della lingua liturgica. II. L’esigenza pregiudiziale di evitare equivoci tra vetus e novus ordo. III. Le indicazioni della Sacrosanctum
Concilium e gli intenti della riforma liturgica. IV. La problematicità della ricezione e l’applicazione
della riforma linguistica. V. Attualità o obsolescenza del can. 928?. VI. Il bene comune
liturgico e la partecipazione popolare.

Il contributo, partendo dalla garanzia offerta dalla consolidazione della lingua liturgica
(l’universalità, il legame con la tradizione, la sicurezza e correttezza delle espressioni,
ecc.) e cercando di evitare le strumentalizzazioni connesse alla polemiche tra vetus e
novus ordo, esamina la portata, la modalità e gli effetti ecclesiali dell’introduzione delle
lingue vernacole nella celebrazione eucaristica. L’esito della riforma in materia linguistica,
manifestando una certa difficoltà di ricezione e applicazione, ha superato i propositi
e gli obiettivi sanciti dell’assise conciliare. La comunicazione e la motivazione del cambiamento
sembrano l’aspetto più carente e precario della riforma linguistica. Fermo
restando i grandi vantaggi e benefici apportati dalle lingue vernacole, il riferimento alla
lingua latina resta il prototipo della conformazione storica e culturale del rito romano
ma richiede un certo sviluppo nella formazione e nel costume dei fedeli e soprattutto
dei pastori. Il bene comune liturgico e la partecipazione popolare devono quindi essere
correttamente intesi e sapientemente integrati.

The paper examines the relevance, the manner and the ecclesial effects of the introduction
of vernacular languages in the Eucharistic celebration; the starting point is the
guarantee offered by the consolidation of liturgical language (universality, the link with
tradition, the certainty and correctness of the expressions, etc.) with the effort to avoid
any instrumentalization of the polemic between the vetus and the novus ordo. The result of the reform in matters of language manifests certain difficulties in reception and application,
having surpassed the aims and objectives sanctioned by the Council. Communication
and the motives of the change seem to be the most deficient and precarious
aspects of the linguistic reform. While the great advantages and benefits brought by the
vernacular languages still holds, the reference to the Latin language remains the prototype
of the historical and cultural conformation of the roman rite, although it requires
a certain development in the formation and in the customs of the faithful and above all
of the pastors. Liturgical common good and the popular participation should therefore
be correctly understood and wisely integrated.

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